domenica 30 marzo 2014

pensierino del giorno-30/03/2014

ho avuto la sensazione che la notizia non sia stata troppo considerata dai media e quindi dai cittadini, ma un paio di giorni fa la nato, l'alleanza atlantica, ha cambiato il proprio segretario: rasmussen sarà sostituito da stoltenberg che no, non giocava ala destra nel bayern monaco e non è nemmeno giocatore di hockey su ghiaccio.
nella mia modesta opinione è però colui che ha scritto le più importanti pagine di democrazia degli ultimi anni.
lui era primo ministro norvegese quando accadde la tristemente nota strage di utoya, che per gli smemorati si può sintetizzare così: un pazzo scatenato ha ucciso settanta e più adolescenti (e in contemporanea ha pure cercato di far fuori proprio stoltenberg, per fortuna fallendo).
dopo un episodio del genere in italia come minimo sarebbero stati sgomberati un paio di centri sociali tanto per cominciare, poi sarebbero iniziate le ronde padane contro non si sa bene chi se non se stessi e i forcaioli avrebbero invocato il diritto a girare armati.
al di là delle battute, è evidente che qualunque uomo politico avrebbe potuto trarre facilmente dei consensi da questa vicenda battendo il pugno sul podio dal quale parla.
lui no.
lui ha detto, anzichè demonizzare qualcuno o qualcosa, che al male avrebbero reagito con più democrazia e più umanità e che la loro risposta sarebbe stata più democrazia e più libertà, ma non per questo più ingenuità.
il papa francesco dei politici. l'evangelico porgi l'altra guancia ma stai in guardia.
ciò non ne fa il più grande statista vivente, ma probabilmente colui che ha pronunciato le parole più sagge di questo secolo.

sabato 29 marzo 2014

pensierino del giorno-29/03/2014

alla nostra età le rotture lasciano alcuni strascichi negativi: c'è chi sente la mancanza della sicurezza, chi del sesso, chi banalmente di dei momenti di condivisione della vita quotidiana.
sentiamo un piccolo vuoto dentro di noi e non è una metafora, è proprio quella sensazione, quasi ci avessero tolto un pezzo da dentro che eravamo abituati a percepire e d'un tratto non c'è più.
a pensarci bene è poca roba, indipendentemente da quanto quel pezzo possa essere grande o importante. per la nostra generazione vale la regola aurea incisa nella storia dal vate supremo, al secolo max pezzali, che in uno dei suoi vangeli ricorda ai discepoli che come dicon tutti il tempo è l'unica cura possibile; per i minuziosi e amanti delle statistiche registriamo che è solo l'orgoglio a metterci un po', un po' di più per ritirarsi su.
ad ogni buon conto, è poca roba. davvero. e quest'introduzione per sminuire gli pseudo-drammi del nostro tempo serviva solo a entrare nell'argomento.
all'età dalla quale vi scrivo molti dei nostri genitori erano più o meno come noi, nel senso che passavano da una storia a un'altra. sono stati i primi a smetterla di fermarsi al primo fidanzato.
per i nostri nonni invece era tutta un'altra storia.
una volta che trovavi una quella era e potevano esser separati solo dalla morte.
già. la morte.
è facile troncare una relazione quando le carni sono ancora fresche, il mondo e i suoi sette miliardi abitanti pronti ad accoglierci, gli anni si aprono davanti a noi dritti e infiniti come la torino milano all'altezza di rondissone, un rettilineo che sembra non terminare mai, neanche una volta arrivato a destinazione (infatti prosegue fino a trieste!).
gli eventi degli ultimi tempi mi hanno però portato a chiedermi come dev'essere andare a letto e non avere al proprio fianco quella persona dopo sessant'anni o più, magari figli, eventuali nipoti, per alcuni perfino bis-nipoti. quando ormai la vita è uno stanco trascinarsi verso il traguardo e le giornate si compongono di un lento scivolare nei ricordi e la memoria, cinica, fa difetto proprio in quel momento.
ormai la routine è diventata alienante, a fatica ci si parla, però si continua a condividere il letto.
inutile negarlo, anche se facendo il conto non è vero hanno passato tutta la vita insieme. la sola e unica vita fianco a fianco.
poi, d'improvviso, quel posto nel letto rimane vuoto. il cuscino non recherà più le tracce di una testa, le lenzuola e le coperte non saranno più in disordine.
negli occhi di chi l'ha vissuto ho intravisto l'anticamera della morte stessa. del resto, vale sempre il principio per cui non si desidera veramente qualcosa finchè non possiamo più averlo e quindi anche a ottanta, novant'anni c'è un rifiorire dell'amore, risboccia una passione che si riteneva sopita da anni sotto strati di consuetudine e ripetitività. anche a noi giovinastri può capitare di accorgerci di desiderare qualcosa solo nel momento in cui la smarriamo, ma succede tutto a velocità infinitamente superiore, situazioni in continua evoluzione nel giro di pochi mesi. e a confortarci c'è il pensiero di un futuro che qualcosa ci può riservare, se avremo la forza di volerlo cogliere.
ai nonni il futuro riserva solo la fine e per di più la dovranno affrontare da soli.
chissà se nell'ultimo momento di lucidità si prova più tristezza per chi si abbandona o più felicità per chi si ritrova.

venerdì 28 marzo 2014

pensierino del giorno-28/03/2014

per una volta affronto l'argomento non solo come soggetto pensante, ma proprio come persona in quanto tale quindi con i suoi attributi vari che interagisce col mondo. arrivato all'alba di un'età ormai considerevole, sto iniziando a maturare riflessioni anche critiche su alcune scelte che ho intrapreso nel corso della vita e in alcuni casi si tratta proprio di principi, caposaldi, qualcosa che ho considerato come basilare nella mia condotta.
uno di questi è il fumo.
ho da sempre sposato una posizione iper-talebana, ma roba che in confronto giovanardi è aperto alla liberalizzazione delle droghe leggere. nemmeno mai provato a fare un tiro. un'ascesi da vegano.
col passare del tempo, tuttavia, ho realizzato una serie di cose.
innanzitutto, di qualcosa prima o poi moriremo tutti, come avevo già accennato nell'intervento sulle diete; certamente non è molto utile accelerare la tempistica, ma concedersi qualche vizio di tanto in tanto non penso sia frequente causa di morte. probabilmente il nostro organismo ci mette di più a smaltire abbuffate pantagrueliche o clamorose e smemorate sbronze che un paio di sigarette, quindi tutto sommato anche il danno può essere contenuto, laddove uno se lo conceda appunto come svago e non come regolarità.
il passaggio successivo è invece quello cruciale.
la sigaretta è ormai un oggetto di comunicazione.
forse oggetto di comunicazione è esagerato e non so bene che cazzo voglia dire.
riformulo: la sigaretta è scenica.
ci sono momenti nei quali uno si rende conto che dovrebbe proprio fumare. in quel preciso momento lì, poi magari smettere fino alla successiva sigaretta scenica, però in quell'istante è necessario farlo.
potrebbe derivare dal fatto che per trovarsi una giustificazione i fumatori si auto-suggestionino con alcuni punti della giornata che hanno destinato, iuris et de iure, al fumo; quasi volessero suffragare con dei punti fermi, manco avessero una validità scientifica, il rituale della sigaretta.
l'industria cinematografica in questo non è stata da meno, perciò sommando le due cose otteniamo un certo imprinting tanto sui fumatori quanto sui non.
e in effetti devo dire che ogni tanto vien davvero voglia di provare a recitare con quest'aggeggio in mano, aspirare boccate, scenerare, espirare, gesticolare, penso che mi sentirei sul set di un film.
la sigaretta dopo il sesso.
la sigaretta durante le litigate.
la sigaretta fumata sotto il portone di casa con gli amici.
la sigaretta delle pause durante i viaggi.
la sigaretta dei discorsi importanti.
la sigaretta prima degli esami.
la sigaretta dopo gli esami.
la sigaretta dell'insonnia.
la sigaretta prima del pre-partita allo stadio.
la sigaretta dei momenti di svolta.
la sigaretta numero uno.
la sigaretta numero ultima.
la sigaretta numero uno-bis.
la sigaretta numero ultima-bis.
la sigaretta di quando stai per partire.
la sigaretta di quando stai per tornare.
la sigaretta dopo il caffè, se solo bevessi caffè ma invece no.
la sigaretta durante il pensierino.

 

giovedì 27 marzo 2014

pensierino del giorno-27/03/2014

percorse nuda sulla punta dei piedi i pochi metri di pavimento freddo che la separavano dal suo lato del letto. s'infilò rapidamente sotto le coperte, cercando a memoria la sua posizione preferita sul petto di lui, che la aspettava immobile. le passò un braccio intorno alla testa e lasciò che la sua mano gli cingesse il torace, posandosi dolcemente come una foglia accarezzata dal vento d'autunno.
a lei dava sicurezza la ritmicità del suo respiro, ammirava la placidità e la calma con la quale affrontava tutto questo. il battito del cuore scandiva gli attimi e le sembrava che pompasse sangue anche dentro le proprie vene. chissà, forse sarebbe bastato per tutti e due.
non le aveva detto una parola da quando era rientrata tra le lenzuola.
come diamine fa, si domandò lei.
lui teneva lo sguardo fisso in un punto oltre i piedi del letto, all'altezza del mobile dozzinale di finto legno sul quale giacevano ammucchiati alcuni vestiti con delle fotografie, apparentemente in trance se non fosse stato per la mano che lentamente le sfiorava i capelli, quasi avesse paura che la fretta potesse rovinare qualcosa, poi planava docilmente sulla liscia pelle del collo e la accarezzava col dorso della mano ripercorrendo i punti nei quali poco prima aveva affondato le sue labbra.
come faceva a restare impassibile, le labbra serrate e il battito sicuro di chi sta veleggiando sospinto da un leggero vento di poppa, mentre lei nonostante la tranquillità ostentata e camuffata dal silenzio stava affrontando una tempesta aggrappata a un pezzo di legno? temeva quasi che lui potesse accorgersi dell'uragano che le si era scatenato dentro dalla violenza con la quale la stava sconquassando e più di ogni altra cosa temeva le domande al riguardo.
nel silenzio oscuro della stanza le loro dita s'intrecciarono scambiandosi lunghi messaggi. quelle di lei suonavano una litania di scuse per quello che avrebbe detto, quelle di lui opponevano un forte rifiuto.
le dicevano seguimi, non sappiamo che ora sia del giorno o della notte, abbiamo solo il calore dei nostri corpi a farci da guida. viaggiamo senza tempo, fuori dallo spazio, oltre il letto si apre il mondo intero. non importa quanto la burrasca possa volerti inghiottire, resta aggrappata al relitto e passerò io a salvarti dall'ira funesta dei flutti. faremo vela oltre le colonne d'ercole, sospinti dagli alisei costeggeremo l'africa e le foci dei suoi fiumi verdi e limacciosi, quindi doppieremo il capo di buona speranza e da lì seguiremo le vie delle spezie e della seta, sfideremo i monsoni e sfoglieremo tramonti sulle palafitte fino a confonderci tra le popolazioni primitive che abitano negli arcipelaghi australi. vivremo il freddo della terra del fuoco e il sole cocente dei caraibi alla ricerca di un galeone perduto, poi ricominceremo da capo.
senza mai alzarci dal letto.
lei strinse più forte le dita, era finita. ormai la decisione era presa, irrevocabile. eppure il suo battito non cambiava frequenza, la cassa toracica si alzava con la stessa irritante regolarità.
perchè non possiamo diventare pirati, chiese tutt'a un tratto lui squarciando il silenzio ma senza spostare lo sguardo.
voglio dire, proseguì, pirati cavallereschi. punteremmo solo ai vascelli battenti bandiera europea, chiederemmo loro un congruo prezzo per risparmiare le vite umane e ci allontaneremmo con un inchino togliendoci il cappello a tricorno mentre quei parrucconi restano lì impalati a guardare la nostra goletta allontanarsi.
improvvisamente, mentre parlava, capì. allentò la presa delle dita fino ad abbandonarle completamente inermi tra le sue.
le aveva dato la certezza di esserci, giano bifronte dei rapporti che rappresenta tanto l'aspirazione quanto la fine di ogni cosa perchè quando sopraggiunge non c'è più ricerca, tensione, lotta, scontro, tutto si appiattisce nella normalità e nella consuetudine. si diventa scontati. desideriamo solo quel che non abbiamo e lei ce l'aveva, o pensava di averlo. sarebbe finito nella stessa cesta dei vecchi giocattoli dagli occhi neri e inespressivi.
ma per lei era ormai tempo di tirar fuori la burrasca, dopo il momento più bello era giunta l'ora del rintocco meno lieto della campana. gli rispose che sì, l'idea era anche suggestiva, ma a un certo punto lo avrebbe abbandonato nottetempo, dopo essersi presa metà dei dobloni, non uno di più, precisò. forse un giorno le loro rotte si sarebbero incrociate di nuovo e avrebbero sparato un colpo di cannone per salutarsi.
lui non ribattè, mantenne la propria compostezza. fu in quel momento che lei si stizzì, non capendo da dove traesse quest'apatia ascetica. non le sarebbe neppure mancato, pensò quando vide i suoi talloni che uscivano dalla porta per l'ultima volta.
sul momento provò col cuscino a ricreare la forma del suo corpo, ma non andava bene, gli mancava il respiro, voleva sentire la pelle nuda scattare a ogni contrazione del cuore e non quel piatto cotone monocromatico. dopo aver invano provato a prendere sonno si alzò e andò a fare colazione, o pranzo, non avendo la minima idea di che ora fosse.

mercoledì 26 marzo 2014

pensierino del giorno-26/03/2014

la nuova frontiera della mediocrità è il potrei ma non voglio.
i vorrei ma non posso son persone con le quali solidarizzare: hanno buona volontà, obiettivi, ambizioni, purtroppo mancano i mezzi o magari solo un pizzico di fortuna. fatto sta che restano ancorati al grigiume non per una loro scelta volontaria e consapevole, bensì per una serie di eventi esterni sui quali non hanno alcun potere e/o controllo.
invece i potrei ma non voglio son quelli che farebbero incazzare come una pantera anche suor germana.
il loro motto vitale è "sto bene così" e si applica a qualsiasi campo.
lavorativo: in fondo mi pagano bene, che bisogno ho di sbattermi per una promozione? (ma se giri in autobus perchè non puoi permetterti un motorino);
sentimentale: stiamo bene insieme (ma se siete così pallosi che la gente piuttosto che uscire con voi si offre come cavia per un nuovo virus letale o si procura ferite da codice rosso al pronto soccorso);
accademico: in fondo è solo un pezzo di carta (ma se quando farai i colloqui manco guarderanno il tuo curriculum, quindi nemmeno c'arriverai ai suddetti colloqui);
sportivo: meglio non vincere troppo, altrimenti sai le pressioni, i fastidi (ma allora che cazzo giochi a fare, stai a casa ad ammirare il ritratto di de coubertin se per te non fa alcuna differenza);
politico: tanto è il solito magna magna (ma se t'incazzi ogni giorno per la situazione del paese);
culturale: non mi va di impegnarmi (ammazzati).



martedì 25 marzo 2014

pensierino del giorno-25/03/2014

-papà-
-eh-
-posso farti una domanda?-
-se proprio devi-
-perchè mi ci hai portato alla fine?-
-come sarebbe a dire perchè? mi hai stracciato le palle all'inverosimile, ti pare poco? non che questo basti ogni volta, ovvio, però stavolta volevo che tu fossi messo di fronte alla dimostrazione che tutto quello che ti ho sempre detto non è nient'altro che la pura verità-
-va beh ma io...-
-questa settimana il tuo campionato di basket è fermo quindi non perdi niente di importante e per una volta si può fare, ma sappi che deve rimanere un episodio isolato-
-non voglio mica lasciare il basket per fare il tifoso di calcio. è che te non me ne hai mai voluto parlare, anche se mamma mi ha sempre detto che è stata la cosa più importante della tua vita-
-è solo per questo che hai insistito così tanto? per curiosare nel mio passato? guarda che sei fuori strada, quei tempi non torneranno più, non ti divertirai-
-all'asilo i miei amici tifavano per le squadre dei loro papà e anch'io volevo farlo. ho dovuto chiedere a mamma quale fosse la tua squadra, non volevi dirmelo. poi crescendo non è che sia mai stato un grande appassionato, però ora ho questo desiderio. se per te ha avuto un significato così profondo ci sarà un motivo, o no?-
-c'era-
-e ora?-
-no, non più. hanno fatto tabula rasa, azzerato la passione, creato un prodotto per le televisioni. ci manca solo che scendano in campo col copione delle giocate da fare-
-esageri. ho visto un sacco di video dove...-
-i video. lascia perdere i video. già quando ero ragazzino io si andava verso l'inarrestabile declino, a un certo punto superammo la china e fu un continuo rotolare giù, travolgendo tutto quanto.-
-questo è l'unico discorso che ti abbia mai sentito fare, lo tiri fuori quando sbuca l'argomento pallone a tavola, come se ne avessi paura-
-è una cosa che non puoi capire. quando avevo qualche anno più di te credevo davvero in queste cose, erano la mia priorità. organizzavo la vita intorno a quello, il resto poteva esistere se non si poneva in contrasto. ho fatto rinunce, non me ne pento e lo rifarei, ma solo per orgoglio. non voglio assolutamente che tu commetta il mio stesso errore-
-hai deciso comunque di portartelo dietro tutta la vita-
-perchè andava oltre una squadra. era una filosofia, un modo di vivere, un'identità. al punto che spesso mi importava poco di quello che accadeva in campo. dicevamo di essere tifosi al di là del risultato-
-e poi?-
-e poi cosa?-
-perchè non hai mai voluto che se ne parlasse a casa?-
-a tua madre non interessava e a me faceva più ribrezzo che altro. ho voluto instradarvi su altre passioni affinchè il discorso non saltasse fuori. se uno accetta che entri poi quello si prende tutto. io invece ho cercato di escluderlo dalle nostre vite, ma purtroppo o per fortuna sei cresciuto ed è giusto che tu faccia le tue scelte-
-quindi hai intenzione di raccontarmi qualcosa o no?-
-dubito, almeno per il momento. in futuro, chissà. ma confido sul fatto che tu perda qualunque interesse nel chiedermelo-
-pensi che non mi piacerebbe?-
-questo non posso saperlo. ma di sicuro non si può vivere con la testa ficcata nel passato e sguazzare nei ricordi come se fossero il presente, men che meno se sono ricordi tramandati da altri, che uno non ha vissuto. il presente è questa merda di musica che senti arrivare dallo stadio e le ballerine in campo. se la gente si diverte così, buon per loro. alcuni sono incoerenti, la maggior parte lobotomizzati. io ho smesso tanto tempo fa, quando ho capito che non ce l'avrei fatta a cambiare nulla. forse non ne avevo voglia perchè sapevo già che sarebbe finita male, però fatto sta che non m'impegnai neanche. lontano dagli occhi, lontano dal cuore. anche se ora vedere tutto questo mi fa male.-
-io invece son curioso, un sacco di persone si divertono e ci vanno a ogni partita, perchè non potremmo passare due ore serene pure noi?-
-tu puoi fare quello che credi. per me sarebbe troppo doloroso. come vedere una ex che non hai mai smesso di amare ridotta a fare la battona sul marciapiede nonostante tu abbia cercato di rimetterla in carreggiata. lei non ne voleva sapere e tu l'hai lasciata; dopo tanti anni non puoi che dispiacerti, anche se hai passato la maggior parte del tempo a maledirla.-

lunedì 24 marzo 2014

pensierino del giorno-24/03/2014

mi sento in vena di aforismi.
pertanto affermo solennemente che non esistono porte difettose, ma solo uomini che non le sanno chiudere.