quando scarseggiano le idee mi capita di scrivere su un motore di ricerca la data del pensierino e vedere se per caso c'è qualche ricorrenza che meriti di essere segnalata. spesso non è così, tuttavia si scoprono molte cose e soprattutto ci rendiamo conto di quanto smisurata sia la nostra ignoranza.
ed ecco un flash: al primo anno del triennio delle superiori, quello che al classico è chiamata la prima liceo e per tutti gli altri è invece il terzo, la prof di italiano mi sgridò severamente quando dissi che gli intellettuali del tempo di dante puntavano, aspiravano a una cultura a trecentosessanta gradi. il contenuto era corretto, la forma non le piacque affatto e, testuali parole, gelò l'intera classe affermando perentoriamente che trecentosessanta gradi lo lasciamo dire a berlusconi.
da quella volta credo che a nessuno sia mai più uscita quell'espressione, di sicuro in aula, per quanto mi riguarda pure nella vita.
il nesso con la prima parte? l'ignoranza mi ha fatto venire in mente appunto questa concezione universale della cultura e l'impossibilità di raggiungerla, data la vastità del sapere umano. già all'epoca era impresa ardua, figurarsi ora che si sono moltiplicati i campi del sapere e comunque ho già la testa occupata dalle formazioni che ho visto avvicendarsi allo stadio negli ultimi quindici anni.
ad ogni modo, quanto è angosciante wikipedia che come prima cosa quando uno cerca una data segnala quanti giorni mancano alla fine dell'anno? un conto alla rovescia drammatico, uno stillicidio, ma vivete rilassati perbacco.
sappiate, in chiusura, che il ventinove maggio ne son successe di cose di una certa rilevanza, a partire dalla battaglia di legnano e per finire col terremoto dell'anno scorso in emilia.
sabato 15 giugno 2013
giovedì 13 giugno 2013
pensierino del giorno-28/05/2013
ormai quando mi viene chiesto quale sia il mio campo di studi rispondo in maniera evasiva.
posso capire perfettamente che non suoni attraente e neppure affascinante, ma l'espressione che fa la gente quando ne pronuncio il nome mi inibisce e cambio rapidamente discorso.
capita, all'interno delle conversazioni, che la gente parli del proprio pane quotidiano, in una versione ovviamente semplificata e facilmente accessibile agli interlocutori profani. di solito si ascolta in silenzio, magari si capisce, magari no, tuttavia generalmente si presta attenzione.
ogniqualvolta si provi a parlare di qualcosa che sia anche solo lontanamente riconducibile alla legge, ecco che sui volti iniziano a comparire smorfie di insofferenza, sguardi verso il cielo nella speranza che si metta a piovere per poter cambiare discorso o che quello attuale venga bruscamente interrotto da un bombardamento atomico. che poi, manco scendessi in tecnicismi. siamo a un livello base, per il quale io ero convinto che un istituto col quale abbiamo a che fare tutti i giorni fosse regolato in una certa maniera, scopro di essermi sbagliato e lo comunico a una persona.
per fare un paragone, come se dicessi oh ma lo sapevi che la carbonara andrebbe fatta col guanciale e non con la pancetta? cose tranquille insomma.
evidentemente alle persone non piace la carbonara col guanciale.
posso capire perfettamente che non suoni attraente e neppure affascinante, ma l'espressione che fa la gente quando ne pronuncio il nome mi inibisce e cambio rapidamente discorso.
capita, all'interno delle conversazioni, che la gente parli del proprio pane quotidiano, in una versione ovviamente semplificata e facilmente accessibile agli interlocutori profani. di solito si ascolta in silenzio, magari si capisce, magari no, tuttavia generalmente si presta attenzione.
ogniqualvolta si provi a parlare di qualcosa che sia anche solo lontanamente riconducibile alla legge, ecco che sui volti iniziano a comparire smorfie di insofferenza, sguardi verso il cielo nella speranza che si metta a piovere per poter cambiare discorso o che quello attuale venga bruscamente interrotto da un bombardamento atomico. che poi, manco scendessi in tecnicismi. siamo a un livello base, per il quale io ero convinto che un istituto col quale abbiamo a che fare tutti i giorni fosse regolato in una certa maniera, scopro di essermi sbagliato e lo comunico a una persona.
per fare un paragone, come se dicessi oh ma lo sapevi che la carbonara andrebbe fatta col guanciale e non con la pancetta? cose tranquille insomma.
evidentemente alle persone non piace la carbonara col guanciale.
mercoledì 12 giugno 2013
pensierino del giorno-27/05/2013
allora ricordavo bene, era proprio il ventisette maggio di due anni fa che decisi di tornare all'opera.
presi tastiera e mouse, creai questo blog che andò a rimpiazzare quello di msn, defunto e introvabile come una forcina in una discarica a cielo aperto.
due anni non completi, a onor del vero, però questo sarà il primo che tenterò di portare a termine, trecentosessantacinque precisi precisi.
anticipo e prevengo chi mi farà notare che dopo neanche metà stagione ho già accumulato un debito di oltre due settimane: le vostre critiche mi fanno un baffo, a costo di utilizzare tutto l'alfabeto mettendo una lettera per pensierino lo finirò.
e purtroppo per voi dovrete sorbirvelo fino a quando ci sarà ancora qualcuno che mi dirà bravo, in maniera poco eclatante, però inaspettata e con quella sincerità che scalda il cuore.
insomma, mettetevi d'accordo e complottate per bene se desiderate farmi fuori.
pensierino del giorno-26/05/2013
la regola dei dieci secondi, per chi non la conoscesse, prevede che si possa recuperare un oggetto caduto a terra entro i primi dieci secondi dal tragico incidente e continuare a usarlo come se niente fosse. chiaramente è applicabile solo al cibo e a chi pensi che sia una puerile trovata che può far ridere solo persone di basso livello culturale replico seccamente che invece si tratta di uno dei principi fondamentali dell'universo, al pari della termodinamica e dell'entropia.
il mondo è dei lesti, bisogna esser rapidi a chinarsi e salvare il nostro prezioso nutrimento.
per gli scettici più irriducibili, aggiungo il soffio purificatore, quello ben dato, che investe in pieno la vittima e la libera da germi, batteri, microbi, polvere, perfino dai grassi in eccesso perchè è noto come sciolga le catene di trigliceridi.
non buttate via il cibo.
siate pronti a raccoglierlo.
il mondo è dei lesti, bisogna esser rapidi a chinarsi e salvare il nostro prezioso nutrimento.
per gli scettici più irriducibili, aggiungo il soffio purificatore, quello ben dato, che investe in pieno la vittima e la libera da germi, batteri, microbi, polvere, perfino dai grassi in eccesso perchè è noto come sciolga le catene di trigliceridi.
non buttate via il cibo.
siate pronti a raccoglierlo.
lunedì 10 giugno 2013
pensierino del giorno-25/05/2013
addio è una parola che si pronuncia raramente. visto che si tende a essere possibilisti e forse pure lievemente venati d'ottimismo, ci viene difficile pensare che nel resto della nostra esistenza non vedremo mai più una persona, fosse anche solo per un caso, un accidente, una coincidenza che ci porta a ritrovarci a distanza di anni dall'ultima volta.
e nei posti si può sempre ritornare, per quanto siano lontani e per quanto possa essere difficile e costoso e raggiungerli. loro non si muovono, magari muteranno col passare del tempo, però ci aspetteranno fedeli come un cagnolino proprio dove li abbiamo lasciati.
per queste ragioni suona meglio arrivederci, più vicino alla verità, a quello che effettivamente pensiamo, e cioè che prima o poi, laddove lo si voglia, si farà in modo di vedersi ancora. arrivederci o una delle perifrasi che usiamo in sua vece, poco cambia.
quello a cui dobbiamo veramente dire addio è quello a cui non ci rivolgiamo mai perchè non lo percepiamo come un'entità fisica, non lo tocchiamo, non ci parla, non ci camminiamo attraverso, non si è aperto a noi accogliendoci per un determinato periodo di tempo, niente di tutto questo, eppure è stato sempre presente e anzi è stato il fattore chiave della nostra felicità: la situazione.
prendere alcune persone, collocarle in un dato luogo, conferire a loro le condizioni x. questo brodo di vite, questo frullato di esperienze, costruisce la cornice dentro alla quale dipingiamo una parte di noi. ed è proprio quella che l'indomani non ritroveremo e che sarà impossibile ricreare alla perfezione, magari imitarla, ma siamo in continuo mutamento e non è di questo mondo replicare un istante uguale al precedente, così come non esistono due fiocchi di neve uguali.
panta rei.
tutto scorre veloce, non solo l'acqua dei fiumi che leviga i sassi dei nostri attimi, anche il suolo ci sfugge da sotto i piedi e sembra scappare lontano, dopo aver lasciato la sua impronta nei nostri ricordi. bisogna scattare un'istantanea e farla bella nitida, coi colori accesi e vivaci, i contorni definiti, i dettagli bene in evidenza, in modo tale che non sfugga niente e che sia possibile rituffarcisi dentro ogni tanto, quando la si vuole riassaporare.
a questo punto il mondo si divide in due scuole di pensiero: chi ha paura del domani si preoccupa di evitare traumi e quindi si appiattisce, cerca di rendere il trapasso indolore, per poter poi dire che in fondo non è cambiato più di tanto.
gli altri invece salgono la scala di qualche altro gradino e poco importa se l'impatto col suolo sarà più doloroso, se lascerà delle cicatrici che non se ne andranno, se il tempo di guarigione sarà più lungo. un semplice sì alla domanda ne è valsa la pena giustificherà tutto.
quando scoccherà l'ora, si potranno girare i tacchi e iniziare piano piano ad allontanarsi, consapevoli di non esserci impoveriti per aver perso qualcosa, bensì arricchiti per averlo vissuto.
e nei posti si può sempre ritornare, per quanto siano lontani e per quanto possa essere difficile e costoso e raggiungerli. loro non si muovono, magari muteranno col passare del tempo, però ci aspetteranno fedeli come un cagnolino proprio dove li abbiamo lasciati.
per queste ragioni suona meglio arrivederci, più vicino alla verità, a quello che effettivamente pensiamo, e cioè che prima o poi, laddove lo si voglia, si farà in modo di vedersi ancora. arrivederci o una delle perifrasi che usiamo in sua vece, poco cambia.
quello a cui dobbiamo veramente dire addio è quello a cui non ci rivolgiamo mai perchè non lo percepiamo come un'entità fisica, non lo tocchiamo, non ci parla, non ci camminiamo attraverso, non si è aperto a noi accogliendoci per un determinato periodo di tempo, niente di tutto questo, eppure è stato sempre presente e anzi è stato il fattore chiave della nostra felicità: la situazione.
prendere alcune persone, collocarle in un dato luogo, conferire a loro le condizioni x. questo brodo di vite, questo frullato di esperienze, costruisce la cornice dentro alla quale dipingiamo una parte di noi. ed è proprio quella che l'indomani non ritroveremo e che sarà impossibile ricreare alla perfezione, magari imitarla, ma siamo in continuo mutamento e non è di questo mondo replicare un istante uguale al precedente, così come non esistono due fiocchi di neve uguali.
panta rei.
tutto scorre veloce, non solo l'acqua dei fiumi che leviga i sassi dei nostri attimi, anche il suolo ci sfugge da sotto i piedi e sembra scappare lontano, dopo aver lasciato la sua impronta nei nostri ricordi. bisogna scattare un'istantanea e farla bella nitida, coi colori accesi e vivaci, i contorni definiti, i dettagli bene in evidenza, in modo tale che non sfugga niente e che sia possibile rituffarcisi dentro ogni tanto, quando la si vuole riassaporare.
a questo punto il mondo si divide in due scuole di pensiero: chi ha paura del domani si preoccupa di evitare traumi e quindi si appiattisce, cerca di rendere il trapasso indolore, per poter poi dire che in fondo non è cambiato più di tanto.
gli altri invece salgono la scala di qualche altro gradino e poco importa se l'impatto col suolo sarà più doloroso, se lascerà delle cicatrici che non se ne andranno, se il tempo di guarigione sarà più lungo. un semplice sì alla domanda ne è valsa la pena giustificherà tutto.
quando scoccherà l'ora, si potranno girare i tacchi e iniziare piano piano ad allontanarsi, consapevoli di non esserci impoveriti per aver perso qualcosa, bensì arricchiti per averlo vissuto.
domenica 9 giugno 2013
pensierino del giorno-24/05/2013
sarà anche cinico come ragionamento, ma non è che si possa vivere in eterno.
dobbiamo renderci conto che prima o poi accadrà, certo finchè è possibile si cerca di rinviare, alla lunga però è una battaglia che perderemo.
per cui mi fa sempre strano quando arriva la notizia di personalità celebri, ormai parecchio in avanti con gli anni, che vengono ricoverate in ospedale, dove poi arrivano a pregare le persone. credo la sintassi di quest'utima frase sia a metà tra un tweet di bobo vieri e l'autobiografia di ibra, per cui riformulo: mi stupisce il fatto che le persone preghino per la salute di ultra novantenni, quando in primis è chiaro che la salute ormai li ha abbandonati da tempo, e in secondo luogo anche se dovessero sopravvivere a questo ricovero, cambierebbe davvero qualcosa? si tratta ormai di simulacri vuoti, simboli, idoli. fosse stato fatto un buon lavoro prima e si fosse cercato di rimpiazzarli, di trasferire il significato del quale erano espressione sulle spalle di qualcun altro, ora si pregherebbe soltanto per un trapasso rapido e indolore.
dobbiamo renderci conto che prima o poi accadrà, certo finchè è possibile si cerca di rinviare, alla lunga però è una battaglia che perderemo.
per cui mi fa sempre strano quando arriva la notizia di personalità celebri, ormai parecchio in avanti con gli anni, che vengono ricoverate in ospedale, dove poi arrivano a pregare le persone. credo la sintassi di quest'utima frase sia a metà tra un tweet di bobo vieri e l'autobiografia di ibra, per cui riformulo: mi stupisce il fatto che le persone preghino per la salute di ultra novantenni, quando in primis è chiaro che la salute ormai li ha abbandonati da tempo, e in secondo luogo anche se dovessero sopravvivere a questo ricovero, cambierebbe davvero qualcosa? si tratta ormai di simulacri vuoti, simboli, idoli. fosse stato fatto un buon lavoro prima e si fosse cercato di rimpiazzarli, di trasferire il significato del quale erano espressione sulle spalle di qualcun altro, ora si pregherebbe soltanto per un trapasso rapido e indolore.
sabato 8 giugno 2013
pensierino del giorno-23/05/2013
angolo recensioni: innanzitutto trovo incredibile e sconcertante il fatto che da natale a oggi siano usciti altri due libri di montalbano, ma com'è possibile? ha forse un senso tutto ciò? la cosa mi rende sempre piuttosto felice, essendone sempre un grandissimo fan e quindi accanito lettore, tuttavia v'è anche spazio per della perplessità: non sarebbe forse meglio dosare i racconti e cercare di farne meno ma di miglior qualità?
bah.
invece, passando alle cose serie: che bella sensazione sentirsi arricchiti da un libro. forse più che arricchiti sarebbe meglio dire stupiti, esterrefatti. non che voglia mettermi qui a raccontare la trama di siddharta, mi limiterò a consigliarlo, quello che invece mi piacerebbe rendere è quello che ho provato durante le centocinquanta pagine attraverso le quali si snoda.
raramente ho trovato una tale profondità da parte nell'autore, intanto di pensiero in generale, e ancor di più di pensiero trasfuso nel personaggio, che vive un continuo mutamento descritto con una sensibilità e una capacità di astrazione stupefacenti. magari può non piacere la struttura del libro, lo si può trovare poco avvincente, per quanto in alcuni tratti scorra decisamente leggero, ma quello che è innegabile è la genialità di hesse, un filosofo prestato alla letteratura senza la pesante sovrastruttura di chi appartiene solo alla prima categoria.
una volta finito ho davvero pensato di aver letto l'opera di un artista, qualcosa in più di uno scrittore.
basti a questo proposito considerare le mutazioni alle quali va incontro siddharta, di una complessità tale che per molti richiederebbero un libro per ogni periodo.
bah.
invece, passando alle cose serie: che bella sensazione sentirsi arricchiti da un libro. forse più che arricchiti sarebbe meglio dire stupiti, esterrefatti. non che voglia mettermi qui a raccontare la trama di siddharta, mi limiterò a consigliarlo, quello che invece mi piacerebbe rendere è quello che ho provato durante le centocinquanta pagine attraverso le quali si snoda.
raramente ho trovato una tale profondità da parte nell'autore, intanto di pensiero in generale, e ancor di più di pensiero trasfuso nel personaggio, che vive un continuo mutamento descritto con una sensibilità e una capacità di astrazione stupefacenti. magari può non piacere la struttura del libro, lo si può trovare poco avvincente, per quanto in alcuni tratti scorra decisamente leggero, ma quello che è innegabile è la genialità di hesse, un filosofo prestato alla letteratura senza la pesante sovrastruttura di chi appartiene solo alla prima categoria.
una volta finito ho davvero pensato di aver letto l'opera di un artista, qualcosa in più di uno scrittore.
basti a questo proposito considerare le mutazioni alle quali va incontro siddharta, di una complessità tale che per molti richiederebbero un libro per ogni periodo.
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