la regola dei dieci secondi, per chi non la conoscesse, prevede che si possa recuperare un oggetto caduto a terra entro i primi dieci secondi dal tragico incidente e continuare a usarlo come se niente fosse. chiaramente è applicabile solo al cibo e a chi pensi che sia una puerile trovata che può far ridere solo persone di basso livello culturale replico seccamente che invece si tratta di uno dei principi fondamentali dell'universo, al pari della termodinamica e dell'entropia.
il mondo è dei lesti, bisogna esser rapidi a chinarsi e salvare il nostro prezioso nutrimento.
per gli scettici più irriducibili, aggiungo il soffio purificatore, quello ben dato, che investe in pieno la vittima e la libera da germi, batteri, microbi, polvere, perfino dai grassi in eccesso perchè è noto come sciolga le catene di trigliceridi.
non buttate via il cibo.
siate pronti a raccoglierlo.
mercoledì 12 giugno 2013
lunedì 10 giugno 2013
pensierino del giorno-25/05/2013
addio è una parola che si pronuncia raramente. visto che si tende a essere possibilisti e forse pure lievemente venati d'ottimismo, ci viene difficile pensare che nel resto della nostra esistenza non vedremo mai più una persona, fosse anche solo per un caso, un accidente, una coincidenza che ci porta a ritrovarci a distanza di anni dall'ultima volta.
e nei posti si può sempre ritornare, per quanto siano lontani e per quanto possa essere difficile e costoso e raggiungerli. loro non si muovono, magari muteranno col passare del tempo, però ci aspetteranno fedeli come un cagnolino proprio dove li abbiamo lasciati.
per queste ragioni suona meglio arrivederci, più vicino alla verità, a quello che effettivamente pensiamo, e cioè che prima o poi, laddove lo si voglia, si farà in modo di vedersi ancora. arrivederci o una delle perifrasi che usiamo in sua vece, poco cambia.
quello a cui dobbiamo veramente dire addio è quello a cui non ci rivolgiamo mai perchè non lo percepiamo come un'entità fisica, non lo tocchiamo, non ci parla, non ci camminiamo attraverso, non si è aperto a noi accogliendoci per un determinato periodo di tempo, niente di tutto questo, eppure è stato sempre presente e anzi è stato il fattore chiave della nostra felicità: la situazione.
prendere alcune persone, collocarle in un dato luogo, conferire a loro le condizioni x. questo brodo di vite, questo frullato di esperienze, costruisce la cornice dentro alla quale dipingiamo una parte di noi. ed è proprio quella che l'indomani non ritroveremo e che sarà impossibile ricreare alla perfezione, magari imitarla, ma siamo in continuo mutamento e non è di questo mondo replicare un istante uguale al precedente, così come non esistono due fiocchi di neve uguali.
panta rei.
tutto scorre veloce, non solo l'acqua dei fiumi che leviga i sassi dei nostri attimi, anche il suolo ci sfugge da sotto i piedi e sembra scappare lontano, dopo aver lasciato la sua impronta nei nostri ricordi. bisogna scattare un'istantanea e farla bella nitida, coi colori accesi e vivaci, i contorni definiti, i dettagli bene in evidenza, in modo tale che non sfugga niente e che sia possibile rituffarcisi dentro ogni tanto, quando la si vuole riassaporare.
a questo punto il mondo si divide in due scuole di pensiero: chi ha paura del domani si preoccupa di evitare traumi e quindi si appiattisce, cerca di rendere il trapasso indolore, per poter poi dire che in fondo non è cambiato più di tanto.
gli altri invece salgono la scala di qualche altro gradino e poco importa se l'impatto col suolo sarà più doloroso, se lascerà delle cicatrici che non se ne andranno, se il tempo di guarigione sarà più lungo. un semplice sì alla domanda ne è valsa la pena giustificherà tutto.
quando scoccherà l'ora, si potranno girare i tacchi e iniziare piano piano ad allontanarsi, consapevoli di non esserci impoveriti per aver perso qualcosa, bensì arricchiti per averlo vissuto.
e nei posti si può sempre ritornare, per quanto siano lontani e per quanto possa essere difficile e costoso e raggiungerli. loro non si muovono, magari muteranno col passare del tempo, però ci aspetteranno fedeli come un cagnolino proprio dove li abbiamo lasciati.
per queste ragioni suona meglio arrivederci, più vicino alla verità, a quello che effettivamente pensiamo, e cioè che prima o poi, laddove lo si voglia, si farà in modo di vedersi ancora. arrivederci o una delle perifrasi che usiamo in sua vece, poco cambia.
quello a cui dobbiamo veramente dire addio è quello a cui non ci rivolgiamo mai perchè non lo percepiamo come un'entità fisica, non lo tocchiamo, non ci parla, non ci camminiamo attraverso, non si è aperto a noi accogliendoci per un determinato periodo di tempo, niente di tutto questo, eppure è stato sempre presente e anzi è stato il fattore chiave della nostra felicità: la situazione.
prendere alcune persone, collocarle in un dato luogo, conferire a loro le condizioni x. questo brodo di vite, questo frullato di esperienze, costruisce la cornice dentro alla quale dipingiamo una parte di noi. ed è proprio quella che l'indomani non ritroveremo e che sarà impossibile ricreare alla perfezione, magari imitarla, ma siamo in continuo mutamento e non è di questo mondo replicare un istante uguale al precedente, così come non esistono due fiocchi di neve uguali.
panta rei.
tutto scorre veloce, non solo l'acqua dei fiumi che leviga i sassi dei nostri attimi, anche il suolo ci sfugge da sotto i piedi e sembra scappare lontano, dopo aver lasciato la sua impronta nei nostri ricordi. bisogna scattare un'istantanea e farla bella nitida, coi colori accesi e vivaci, i contorni definiti, i dettagli bene in evidenza, in modo tale che non sfugga niente e che sia possibile rituffarcisi dentro ogni tanto, quando la si vuole riassaporare.
a questo punto il mondo si divide in due scuole di pensiero: chi ha paura del domani si preoccupa di evitare traumi e quindi si appiattisce, cerca di rendere il trapasso indolore, per poter poi dire che in fondo non è cambiato più di tanto.
gli altri invece salgono la scala di qualche altro gradino e poco importa se l'impatto col suolo sarà più doloroso, se lascerà delle cicatrici che non se ne andranno, se il tempo di guarigione sarà più lungo. un semplice sì alla domanda ne è valsa la pena giustificherà tutto.
quando scoccherà l'ora, si potranno girare i tacchi e iniziare piano piano ad allontanarsi, consapevoli di non esserci impoveriti per aver perso qualcosa, bensì arricchiti per averlo vissuto.
domenica 9 giugno 2013
pensierino del giorno-24/05/2013
sarà anche cinico come ragionamento, ma non è che si possa vivere in eterno.
dobbiamo renderci conto che prima o poi accadrà, certo finchè è possibile si cerca di rinviare, alla lunga però è una battaglia che perderemo.
per cui mi fa sempre strano quando arriva la notizia di personalità celebri, ormai parecchio in avanti con gli anni, che vengono ricoverate in ospedale, dove poi arrivano a pregare le persone. credo la sintassi di quest'utima frase sia a metà tra un tweet di bobo vieri e l'autobiografia di ibra, per cui riformulo: mi stupisce il fatto che le persone preghino per la salute di ultra novantenni, quando in primis è chiaro che la salute ormai li ha abbandonati da tempo, e in secondo luogo anche se dovessero sopravvivere a questo ricovero, cambierebbe davvero qualcosa? si tratta ormai di simulacri vuoti, simboli, idoli. fosse stato fatto un buon lavoro prima e si fosse cercato di rimpiazzarli, di trasferire il significato del quale erano espressione sulle spalle di qualcun altro, ora si pregherebbe soltanto per un trapasso rapido e indolore.
dobbiamo renderci conto che prima o poi accadrà, certo finchè è possibile si cerca di rinviare, alla lunga però è una battaglia che perderemo.
per cui mi fa sempre strano quando arriva la notizia di personalità celebri, ormai parecchio in avanti con gli anni, che vengono ricoverate in ospedale, dove poi arrivano a pregare le persone. credo la sintassi di quest'utima frase sia a metà tra un tweet di bobo vieri e l'autobiografia di ibra, per cui riformulo: mi stupisce il fatto che le persone preghino per la salute di ultra novantenni, quando in primis è chiaro che la salute ormai li ha abbandonati da tempo, e in secondo luogo anche se dovessero sopravvivere a questo ricovero, cambierebbe davvero qualcosa? si tratta ormai di simulacri vuoti, simboli, idoli. fosse stato fatto un buon lavoro prima e si fosse cercato di rimpiazzarli, di trasferire il significato del quale erano espressione sulle spalle di qualcun altro, ora si pregherebbe soltanto per un trapasso rapido e indolore.
sabato 8 giugno 2013
pensierino del giorno-23/05/2013
angolo recensioni: innanzitutto trovo incredibile e sconcertante il fatto che da natale a oggi siano usciti altri due libri di montalbano, ma com'è possibile? ha forse un senso tutto ciò? la cosa mi rende sempre piuttosto felice, essendone sempre un grandissimo fan e quindi accanito lettore, tuttavia v'è anche spazio per della perplessità: non sarebbe forse meglio dosare i racconti e cercare di farne meno ma di miglior qualità?
bah.
invece, passando alle cose serie: che bella sensazione sentirsi arricchiti da un libro. forse più che arricchiti sarebbe meglio dire stupiti, esterrefatti. non che voglia mettermi qui a raccontare la trama di siddharta, mi limiterò a consigliarlo, quello che invece mi piacerebbe rendere è quello che ho provato durante le centocinquanta pagine attraverso le quali si snoda.
raramente ho trovato una tale profondità da parte nell'autore, intanto di pensiero in generale, e ancor di più di pensiero trasfuso nel personaggio, che vive un continuo mutamento descritto con una sensibilità e una capacità di astrazione stupefacenti. magari può non piacere la struttura del libro, lo si può trovare poco avvincente, per quanto in alcuni tratti scorra decisamente leggero, ma quello che è innegabile è la genialità di hesse, un filosofo prestato alla letteratura senza la pesante sovrastruttura di chi appartiene solo alla prima categoria.
una volta finito ho davvero pensato di aver letto l'opera di un artista, qualcosa in più di uno scrittore.
basti a questo proposito considerare le mutazioni alle quali va incontro siddharta, di una complessità tale che per molti richiederebbero un libro per ogni periodo.
bah.
invece, passando alle cose serie: che bella sensazione sentirsi arricchiti da un libro. forse più che arricchiti sarebbe meglio dire stupiti, esterrefatti. non che voglia mettermi qui a raccontare la trama di siddharta, mi limiterò a consigliarlo, quello che invece mi piacerebbe rendere è quello che ho provato durante le centocinquanta pagine attraverso le quali si snoda.
raramente ho trovato una tale profondità da parte nell'autore, intanto di pensiero in generale, e ancor di più di pensiero trasfuso nel personaggio, che vive un continuo mutamento descritto con una sensibilità e una capacità di astrazione stupefacenti. magari può non piacere la struttura del libro, lo si può trovare poco avvincente, per quanto in alcuni tratti scorra decisamente leggero, ma quello che è innegabile è la genialità di hesse, un filosofo prestato alla letteratura senza la pesante sovrastruttura di chi appartiene solo alla prima categoria.
una volta finito ho davvero pensato di aver letto l'opera di un artista, qualcosa in più di uno scrittore.
basti a questo proposito considerare le mutazioni alle quali va incontro siddharta, di una complessità tale che per molti richiederebbero un libro per ogni periodo.
pensierino del giorno-22/05/2013
i vampiri son creature fastidiose, rischiano di procurar.e seri grattacapi.
per sbarazzarsene esiste un metodo sicuro ed efficace: piantare un paletto di frassino nel cuore dell'indesiderato ospite. ora, voglio dire.
già mentre sei alle prese con un vampiro è difficile pensare velocemente e in maniera lucida e razionale, analizzando la situazione in maniera dettagliata e completa, in più l'unica cosa che può sconfiggerlo è un paletto di legno? manco una bella padella antiaderente, proprio un paletto. chi ce l'ha un paletto, figurarsi di frassino poi. insomma siamo irrimediabilmente esposti, il pericolo è alle porte.
non potrete più dormire sonni tranquilli e sicuri, coccolati nel calduccio del vostro lettino.
a meno che, ovviamente non abbiate un paletto di frassino nel comodino.
per sbarazzarsene esiste un metodo sicuro ed efficace: piantare un paletto di frassino nel cuore dell'indesiderato ospite. ora, voglio dire.
già mentre sei alle prese con un vampiro è difficile pensare velocemente e in maniera lucida e razionale, analizzando la situazione in maniera dettagliata e completa, in più l'unica cosa che può sconfiggerlo è un paletto di legno? manco una bella padella antiaderente, proprio un paletto. chi ce l'ha un paletto, figurarsi di frassino poi. insomma siamo irrimediabilmente esposti, il pericolo è alle porte.
non potrete più dormire sonni tranquilli e sicuri, coccolati nel calduccio del vostro lettino.
a meno che, ovviamente non abbiate un paletto di frassino nel comodino.
venerdì 7 giugno 2013
pensierino del giorno-21/05/2013
c'è bisogno di un pensierino laconico, aspro, duro, tagliente e sferzante.
profonda invidia verso chi quando starnutisce non fa deragliare le metropolitane dal rumore e non s'insozza mani, maniche e quant'altro col moccio.
augh.
profonda invidia verso chi quando starnutisce non fa deragliare le metropolitane dal rumore e non s'insozza mani, maniche e quant'altro col moccio.
augh.
pensierino del giorno-20/05/2013
regalo un momento di grande ilarità durante questo studioso e insolitamente freddo periodo.
la maestra assegna un titolo bislacco al tema in classe: passa il treno.
pierino ci pensa un attimo, poi prende il foglio e scrive: e io mi scanso.
lo riporta alla maestra la quale aggiunge sotto: e io ti boccio.
pierino si prende l'ultima parola: beh, meglio bocciato che sotto il treno.
la maestra assegna un titolo bislacco al tema in classe: passa il treno.
pierino ci pensa un attimo, poi prende il foglio e scrive: e io mi scanso.
lo riporta alla maestra la quale aggiunge sotto: e io ti boccio.
pierino si prende l'ultima parola: beh, meglio bocciato che sotto il treno.
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