alcune date, per un motivo o per un altro, non si dimenticano.
episodi legati alla propria vita, a quella dei propri cari, fanno subito scattare qualcosa in noi. oppure date legate a eventi storici di una certa rilevanza dei quali è bene ricordare ogni anno l'anniversario, nel bene o nel male.
poi ci sono quelle assolutamente inutili, e sono le più forti.
il nove maggio di un anno fa, in un campo di calcio a cinque lungo le rive del fiume po a torino si compiva una grande impresa sportiva. si tratta di quelle gesta noiose da raccontare per chi non le ha vissute, eppure dall'inestimabile valore per chi le ha compiute; è talmente difficile spiegare agli altri ciò che si prova che perfino scriverlo risulta ostico, ben sapendo che queste parole non riusciranno a veicolare l'esplosione, la pelle d'oca, la gioia, l'allegria, che qualcuno ha provato quella notte.
nella vita ci son persone che pur di vincere farebbero qualunque cosa, come per esempio schierare una squadra semi-professionista nella finale di un torneo di sgarruppati, pensando che in fondo se han battuto in semifinale una squadra quasi al loro livello non avranno alcun problema nel giungere alla conquista del trofeo. è qui che si annida l'errore di un calcolo basato su freddi numeri, sull'errata convinzione che due più due faccia sempre quattro. per fortuna di noi scarsi esiste gente che ragiona ancora così, altrimenti non avremmo speranza.
è lecito chiedersi se da qualche parte esista la pozione magica preparata dal druido panoramix per asterix e obelix e la risposta a questo punto è sì, giace dentro ognuno di noi, solo che bisogna essere in grado di scovarla e volerla davvero utilizzare, far sì che possa decuplicare le proprie forze, esattamente come accadeva ai galli quando andavano a combattere contro i romani e risolvevano la questione a cazzotti. dicono che sia il cervello l'organo più complesso del nostro corpo, però non mi trovano d'accordo. è la forza del cuore, dell'intensità con la quale pompa il sangue nelle arterie a rappresentare il più grande buco nero della scienza. l'insondabile sta lì. tutto il resto, o quasi, si può spiegare.
accadde che in un giorno di settembre a uno col naso grosso venne voglia di fare una squadra e tentare un torneo. idea pazza gli dissero, anche perchè devi selezionare la gente, mica puoi ficcarci gli amici tuoi a caso e pensare di riuscire pure a classificarti decentemente.
serviva a quel punto una figura di riferimento, un uomo tutto d'un pezzo, votato alla disciplina e al rigore (non calcio di, come scopriremo più avanti) più assoluti. il capitano. una sorta di discobolo di fidia del ventunesimo secolo, l'ipostatizzazione del concetto di eroe nella mitologia greca.
l'insegnamento base del calcio è dato da nereo rocco, quindi si basa tutto sulla difesa ed è dunque necessario trovare un portiere, uno che il calcio a cinque lo conosceva solo per sentito dire ed era abituato a ben più ampi spazi da difendere. ma si prestò senza problemi.
occorreva intimorire gli avversari, perciò ecco la giusta via di mezzo tra un macellaio e un serial killer, un uomo che faceva del cartellino giallo per protesta una vocazione.
in ogni squadra serve pure quel pizzico di sregolatezza, la fantasia al potere, il genio ribelle, colui che si spegne la cicca sui tacchetti un secondo prima di entrare in campo, quello al quale non si possono far vedere degli schemi perchè gli si riempie il corpo di pustole rosse e gioca anche d'estate con un berretto di lana calcato sugli occhi.
non sarebbe una rosa degna di tale nome se fosse priva del centravanti boa, il perticone messo in mezzo a spizzar palloni, anche se a calcetto in teoria non servirebbe giocare a lanci lunghi, anzi è caldamente sconsigliato.
cosa poteva mancare? il goleador, colui che vive in funzione dell'umiliazione del portiere, che ha sentito parlare della difesa qualche volta alla tv e incontra il proprio portiere solo negli spogliatoi.
infine, quando tutto sembra ultimato, ecco che all'accorto direttore sportivo vengono due flash: serve un presidente, finanziere maneggione capace di dare ossigeno alle magre casse della compagine, e un ultimo giocatore per le rotazioni, quello che arriverà sempre con una maglia diversa e tapperà i buchi alla bisogna.
quando una simile armata brancaleone giunge alla finale appare dietro l'angolo la debacle in un senso poco decoubertiniano del termine, specie quando si va sotto per uno a zero.
invece uno, due, tre, alla fine del primo tempo addirittura possono contare due gol di vantaggio.
sembra fatta, ed è qui l'errore, perchè come polli quali sono subiscono la più classica delle rimonte. subentra la paura di giocare, la tensione dovuta all'importanza del palcoscenico e a nulla serve il sostegno del numeroso pubblico.
c'è bisogno del miracolo, della cosa che statisticamente può accadere una volta nella vita, dato che a un minuto dalla fine si può sperare in questo o nient'altro. quello coi piedi più quadrati inventa una parabola perfetta e il lungo si accartoccia per colpire di capello (pensate fosse stato calvo!) e la palla beffarda s'insacca alle spalle del portiere.
parità.
seguirà lo stillicidio dei calci di rigore, dove emergerà soprattutto l'istinto di chi fu chiamato a difendere i pali e rispose presente!.
della festa finale narrarono le cronache di molti aedi e per fortuna non le multe dei vigili urbani, tuttavia giunti a un anno di distanza è giusto celebrare chi ebbe il coraggio di credersi più forte della realtà e andò a conquistarsi un posto nell'olimpo di torino.
lunga vita ai merenderos, ovunque essi siano.
giovedì 9 maggio 2013
pensierino del giorno-01/05/2013
ci sono alcuni aneddoti che pensavo facessero parte del patrimonio culturale italiano, invece devo imparare a rendermi conto che un paese non significa sessanta milioni di cloni di se stesso, pertanto ne approfitto per divulgare.
indro montanelli, morto una decina d'anni fa e ritenuto il più grande giornalista italiano, ha lasciato una celebre lezione sul modo di fare il proprio mestiere. racconta infatti che, durante il suo periodo in america, si trovò a scrivere della visita dell'allora presidente franklin delano roosevelt in un qualche stato che adesso non ricordo. iniziò il pezzo parlando di roosevelt che scendeva la scaletta dell'aereo a una data ora e il suo direttore, leggendolo, gli chiese sorpreso chi fosse questo roosevelt. ancora più stupito, montanelli gli rispose che era il presidente degli stati uniti d'america.
già, si sentì ribattere, io lo so, tu lo sai, ma il lattaio dell'ohio non è tenuto a saperlo.
ed è diventato una figura di riferimento nel giornalismo nostrano tenendo sempre bene a mente, nel suo modo di scrivere, che la divulgazione di fatti doveva essere a beneficio di tutti.
secondo me scalfari questa storiella non la sa.
indro montanelli, morto una decina d'anni fa e ritenuto il più grande giornalista italiano, ha lasciato una celebre lezione sul modo di fare il proprio mestiere. racconta infatti che, durante il suo periodo in america, si trovò a scrivere della visita dell'allora presidente franklin delano roosevelt in un qualche stato che adesso non ricordo. iniziò il pezzo parlando di roosevelt che scendeva la scaletta dell'aereo a una data ora e il suo direttore, leggendolo, gli chiese sorpreso chi fosse questo roosevelt. ancora più stupito, montanelli gli rispose che era il presidente degli stati uniti d'america.
già, si sentì ribattere, io lo so, tu lo sai, ma il lattaio dell'ohio non è tenuto a saperlo.
ed è diventato una figura di riferimento nel giornalismo nostrano tenendo sempre bene a mente, nel suo modo di scrivere, che la divulgazione di fatti doveva essere a beneficio di tutti.
secondo me scalfari questa storiella non la sa.
pensierino del giorno-30/04/2013
visto che io sono un profano di certe cose, chi se la sentirebbe di spiegarmi che differenza c'è tra un governo berlusconi qualunque e un governo letta?
mercoledì 8 maggio 2013
pensierino del giorno-29/04/2013
è meno palloso sdraiarsi sulla sabbia e iniziare a contare i granelli che tirare giù dallo scolapasta ogni chicco di riso.
è più gustoso mangiare la sabbia di cui sopra che condire il riso con salsa di soia e burro.
è più gustoso mangiare la sabbia di cui sopra che condire il riso con salsa di soia e burro.
martedì 7 maggio 2013
pensierino del giorno-28/04/2013
come ci insegnano le etichette degli alimenti, ogni cosa ha una sua scadenza naturale. si può ancora mangiare un paio di giorni dopo, giusto perchè può darsi che questo consumismo spietato spinga le imprese ad anticipare la data indicata. dopodichè si rischia o di diventare ridicoli, come quando si va ancora in giro con la maglietta delle elementari che arriva all'ombelico o proprio di farsi male, come quando si mangia un formaggio in origine fresco scaduto da una bella settimanetta.
certo, spiace separarsi dalle cose, o buttarle quando si pensava di poterle ancora sfruttare, tuttavia c'è solo da guadagnarne.
certo, spiace separarsi dalle cose, o buttarle quando si pensava di poterle ancora sfruttare, tuttavia c'è solo da guadagnarne.
pensierino del giorno-27/04/2013
si dice che la strada per l'inferno sia lastricata di buone intenzioni.
quindi significherebbe che il paradiso è di chi non ne aveva?
ecco spiegato dove trovare i dittatori di tutto il mondo.
quindi significherebbe che il paradiso è di chi non ne aveva?
ecco spiegato dove trovare i dittatori di tutto il mondo.
pensierino del giorno-26/04/2013
il mondo è cambiato dall'introduzione dei leggins.
la primavera-estate non è più il solo periodo che causava scompensi ormonali, impossibilità di concentrazione, moltiplicarsi dei reati di natura sessuale, abbandono di tetto coniugale ed aumento esponenziale di divorzi nonchè di incidenti automobilistici in città.
ci troviamo dinnanzi a un fuoco incrociato, una volta si passava da svolazzanti vestitini a dover lavorare con l'immaginazione, cercare di penetrare coltri spesse centimetri con la nostra vista a infrarossi e ogni centimetro di pelle non ricoperta di uno spesso strato di piombo era una conquista paragonabile alla scalata dell'everest senza ossigeno. ora invece il bombardamento continua, si lasciano intravedere le forme, le rotondità a noi tanto care, queste agognate collinette del piacere tattile.
è una vita difficile, maledizione.
la primavera-estate non è più il solo periodo che causava scompensi ormonali, impossibilità di concentrazione, moltiplicarsi dei reati di natura sessuale, abbandono di tetto coniugale ed aumento esponenziale di divorzi nonchè di incidenti automobilistici in città.
ci troviamo dinnanzi a un fuoco incrociato, una volta si passava da svolazzanti vestitini a dover lavorare con l'immaginazione, cercare di penetrare coltri spesse centimetri con la nostra vista a infrarossi e ogni centimetro di pelle non ricoperta di uno spesso strato di piombo era una conquista paragonabile alla scalata dell'everest senza ossigeno. ora invece il bombardamento continua, si lasciano intravedere le forme, le rotondità a noi tanto care, queste agognate collinette del piacere tattile.
è una vita difficile, maledizione.
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